La crescita di un’azienda viene normalmente associata a un miglioramento: più clienti, più ordini, più fatturato. Eppure può accadere qualcosa che sembra contraddittorio: l’azienda cresce, ma la liquidità peggiora.
Non è necessariamente un errore. Spesso è il risultato naturale del modo in cui la crescita assorbe risorse finanziarie.
Più lavori, più vendi e più denaro devi anticipare prima che gli incassi rientrino effettivamente sul conto corrente. Per capire perché succede bisogna guardare al capitale circolante netto, cioè alle risorse impegnate nel normale funzionamento dell’azienda.
Perché la crescita può assorbire liquidità
Quando aumentano gli ordini, l’azienda deve sostenere più costi prima di incassare i ricavi corrispondenti.
Può essere necessario acquistare materiali, aumentare le scorte, pagare ore di lavoro aggiuntive o sostenere maggiori costi produttivi e logistici. Queste uscite avvengono spesso subito o entro scadenze ravvicinate.
Gli incassi, invece, possono arrivare dopo sessanta, novanta o centoventi giorni.
Nel tempo che passa tra il pagamento dei costi e l’incasso delle vendite, l’azienda deve finanziare autonomamente la propria attività. Più questo intervallo si allunga, maggiore è la quantità di liquidità che rimane impegnata.
Per questo un aumento del fatturato non produce automaticamente un aumento della cassa. In alcuni casi può provocare l’effetto opposto.
Che cos’è il capitale circolante netto
Il capitale circolante netto aiuta a comprendere quante risorse finanziarie sono assorbite dal ciclo operativo dell’azienda.
In termini semplificati, dipende soprattutto da tre elementi: i crediti verso i clienti, il magazzino e i debiti verso i fornitori.
Un credito verso un cliente rappresenta un ricavo già maturato, ma non ancora incassato. Il magazzino ha un valore economico, ma fino a quando non viene venduto e incassato continua ad assorbire liquidità.
I debiti verso i fornitori, invece, finanziano temporaneamente l’attività. Se l’azienda riesce a pagare i fornitori dopo aver incassato dai clienti, il fabbisogno finanziario si riduce. Se deve pagare prima di incassare, la pressione sulla cassa aumenta.
Il punto non è quindi osservare un solo numero, ma capire quanto denaro è già impegnato nel funzionamento dell’azienda e per quanto tempo rimarrà immobilizzato.
Utile e liquidità non sono la stessa cosa
Un’azienda può chiudere l’anno in utile e avere comunque problemi di liquidità.
L’utile misura il risultato economico prodotto in un determinato periodo. La liquidità indica invece quanto denaro è effettivamente disponibile in un preciso momento.
La differenza dipende soprattutto dai tempi.
Un ricavo può essere contabilizzato oggi e incassato tra tre mesi. Un costo può essere pagato subito, anche se il ricavo collegato arriverà molto più avanti.
Il bilancio può quindi mostrare un risultato positivo mentre il conto corrente racconta una situazione più faticosa.
Per questo osservare soltanto fatturato e utile non basta a comprendere l’equilibrio finanziario dell’azienda.
Quando nasce la tensione finanziaria
La cassa tende a ridursi quando i clienti pagano lentamente, il magazzino cresce, l’azienda anticipa molti costi, i fornitori vengono pagati prima degli incassi oppure la crescita è più veloce della capacità finanziaria disponibile.
Immaginiamo un’azienda che riceva un ordine importante. Per realizzarlo deve acquistare materiali, pagare il personale e sostenere i costi di produzione. Il cliente, però, pagherà dopo novanta giorni.
L’ordine può essere redditizio e generare un buon margine. Nel frattempo, tuttavia, l’azienda deve trovare le risorse necessarie per finanziare quei novanta giorni.
Se gli ordini aumentano rapidamente, aumenta anche il denaro da anticipare. La crescita può quindi diventare finanziariamente più pesante, pur restando positiva sul piano economico.
Perché il capitale circolante deve essere visibile
Il problema diventa serio quando l’azienda non misura il capitale necessario per sostenere la propria attività.
L’imprenditore continua a vendere, investire e accettare nuovi ordini, ma non vede con sufficiente anticipo quanta liquidità verrà assorbita dalle decisioni prese oggi.
La tensione emerge soltanto quando il conto corrente comincia a stringersi. A quel punto le possibilità di intervento sono già più limitate e le decisioni diventano reazioni.
Non sempre manca redditività. Spesso manca una lettura chiara dei tempi di incasso, pagamento e rotazione del magazzino.
Governare la crescita senza perdere il controllo della cassa
Comprendere il capitale circolante netto significa sapere quanta liquidità è già impegnata nel funzionamento dell’azienda e quanta ne servirà per sostenere i mesi successivi.
Questa visibilità permette di valutare meglio quanto velocemente l’azienda può crescere, quali condizioni di pagamento sono sostenibili, quanto magazzino è realmente necessario, quando effettuare un investimento e quale fabbisogno finanziario potrebbe emergere.
La crescita rimane un fatto positivo, ma deve essere finanziariamente sostenibile.
Quando il capitale circolante diventa visibile, l’imprenditore può decidere prima. Può prepararsi agli assorbimenti di cassa, intervenire sulle cause e scegliere con maggiore lucidità come sostenere lo sviluppo dell’azienda.
In caso contrario, sarà ancora una volta la liquidità a decidere al suo posto.